Voci e volti dal presidio di Non Una Di Meno

Marita e Giulia


Dopo Verona e Ferrara, approda anche al Consiglio Capitolino la mozione per fare di Roma una “città a favore della vita”. Il testo, sottoscritto da Giorgia Meloni e da altri quattro consiglieri comunali di Fratelli d’Italia, è un sostanziale attacco alla legge numero 194/78 che proprio quest’anno compie quarant’anni.

La rete di Non Una Di Meno non è stata a guardare e ha organizzato un presidio in Campidoglio lunedì 22 Ottobre, giorno in cui sarebbe andata al voto la mozione. Radio Orma era lì per raccogliere le testimonianze di quante non ci stanno a vedersi sottrarre il diritto fondamentale ad una interruzione volontaria di gravidanza legale e sicura. Buon ascolto!


Le interviste

I volti


Il testo della vergogna


Il presidio continua

Lunedì 22 il Consiglio Comunale non ha raggiunto il numero legale per riunirsi e dunque la discussione e il voto della mozione sono stati rimandati alla seduta di martedì 23. Visto che la mozione era all’ultimo punto dell’ordine del giorno la discussione è stata ulteriormente rimandata a giovedì 25.

Non Una Di Meno ribadisce il suo stato di agitazione permanente e convoca un nuovo presidio al Campidoglio per giovedì 25 alle ore 14.00.

I prossimi appuntamenti della mobilitazione sono il 10 Novembre contro il ddl Pillon e il 24 e 25 Novembre con il corteo e l’assemblea nazionale.

Per rimanere aggiornato sul presidio e sulle altre iniziative della rete visita i link:


La mozione da i numeri

(a cura di Giulia)

Per giustificare questa ignobile mozione si fa riferimento, in modo pretestuoso, sommario e parziale, a dati riguardanti l’Ivg. Viene riferito il numero di aborti nel 2016, pari a 84.926, paragonandolo al numero di abitanti di non meglio specificati capoluoghi di provincia italiani. Si cita, forse per mettere paura, il numero di aborti dall’entrata in vigore della legge 194, pari a 6 milioni, senza fare cenno agli andamenti che questi dati hanno avuto durante gli anni. E si finisce per indicare l’aborto come causa unica del decremento demografico nazionale e capitolino.

Ma i numeri sono tutt’altri e ce li fornisce direttamente l’ISTAT con un report sulla salute riproduttiva della donna uscito lo scorso anno. (Per leggere e scaricare il testo intero clicca sull’immagine a fianco)

All’inizio degli anni Ottanta, a ridosso dell’introduzione della legge, il numero di Ivg superava i 230 mila casi ma nei 35 anni successivi questo numero si è dimezzato fino a scendere al di sotto dei 100 mila casi nel 2014. In particolare tra il 2014 e il 2015 si è registrato il tasso di diminuzione maggiore (circa dell’8%), in concomitanza con la decisione dell’Agenzia Italiana del Farmaco di abolire, per le donne maggiorenni, l’obbligo di prescrizione medica dell’Ulipristal acetato (ellaOne), contraccettivo d’emergenza meglio noto come “pillola dei 5 giorni dopo”. Questo a confermare l’equazione secondo cui ad una maggiore accessibilità ai metodi contraccettivi corrisponde un calo del numero di aborti.

La ricetta per la diminuzione del numero di donne che ricorrono all’Ivg, una ricetta che però non le obblighi ad una maternità forzata, non è certo quella dell’obiezione di coscienza, della proclamazione di città per la vita o della promozione e del sovvenzionamento di associazioni e progetti volti a scoraggiare l’aborto, limitando la libertà di scelta delle donne.

La soluzione sta in un sempre maggiore utilizzo dei metodi contraccettivi e in un sostegno consistente a strutture laiche e pubbliche, quali i consultori, che hanno il ruolo di educare ad una sessualità e ad una maternità consapevoli.




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